NOCTURNE
"Quando dici molte parole, non sempre significano qualcosa, o forse non significano nulla comunque, e noi pensiamo solo che vogliano dire qualcosa". -Delirio-
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" Sono fin troppo consapevole del fatto che si vive in un'epoca in cui solo gli ottusi sono presi sul serio
e io vivo nel terrore di non essere frainteso." (Oscar Wilde)

QUELO

"Le c0se n0n SeRve chE SiaNo aCcaDutE pEr eSsere vEre.
I RaCconti e i SognI son0 le vErità omBrA che durEraNno quanDo i seMplIci fAtTi sAraNno p0lVere e cEneri, e DimentIcati."
(Sogno, in Terre del Sogno)


Questo è un blog decappizzato
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Il rosso intenso, gli orsi, cucinare, la corte Unseelie, la cancelleria, il verso dei corvi alla mattina, ma pensandoci bene i Corvi in tutto, la radio, cantare, le Storie, la neve fitta fitta, il sushi, la pioggia sugli abbaini, Guglielmo Scuotilancia, il vento di febbraio, Tori Amos, i dolci di carnevale, Il parco Talon, il caffè lungo filtrato, l'Irlanda, Baudelaire, Goldrake, fotoscioppp, i glitter, il ciclo Arturiano, Lush, la lingua Giapponese, Laurell K. Hamilton, giocare di ruolo, i fumetti, scrivere, lo swing, nuotare nei fiumi, i treni, Hogwarts, il Kyr Royal, gli appennini, ancora 5 minuti, Star Trek, tirar mattina, le candele che odorano di candela, creare cose, Spike, i maron glacés, il profumo all'anice stellato, la marmellata di rose, accendere il fuoco...





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::domenica, novembre 20, 2005 ::

Politicamente scorretta


Ho appena finito di vedere Batman Begins, che, sì, non lo avevo visto al cinema e me lo sono noleggiato. Carino, piacevole, bei dialoghi, punte di "Gianniiii! Il fascismooo!" non da poco, ma nonostante questo ci è piaciuto, dai.


Per il resto... boh, sono perplessa...
Sono scesa giù a comprare le sigarette e noleggiare il film verso le otto, con l'idea di farmi questa serata tranquilla approfittando dell'assenza dei miei e ho avuto un incontro che non so come definire. Non gradevole senz'altro, ma più che altro disturbante.

Ero sotto casa e un ragazzo marocchino (l'ho scoperto poi dopo), passandomi di fianco, mi fa un complimento, qualcosa che non afferro, del tipo "bella rosa" o qualcosa di simile, c'era la parola rosa e ne son certa, per il resto abbozzo, passo oltre e continuo i miei giri.

Mentre sto andando a noleggiare il film mi si piazza davanti lo stesso tipo che mi chiede "Scusa, posso?"
Al che, io mi fermo e gli dico "Dimmi".
Questo parte dicendo che io probabilmente non mi ricordo di lui (infatti no...), ma ci siamo già visti (?) in piazza Maggiore e che lui mi aveva fermato e io ero al telefono e avevo anche l'aria arrabbiata e che allora non aveva insistito, ma che adesso voleva conoscermi. Mi dice come si chiama, io non afferro il nome. Il tizio ha una bella faccia pulita e simpatica, gli dico come mi chiamo io e che non mi ricordo di averlo già visto e cerco poi di sganciarmi...
Lui parte col raccontarmi che lavora al consolato Marocchino e che vorrebbe il mio numero di telefono, per vedersi e parlare, uscire, eccetera.
Io gli dico che preferirei di no, che non do volentieri il mio numero a chi non conosco e che già a quelli che conosco lo do con riluttanza e che... Insomma, cerco di svicolare.

Abiti qui? Mi fa...
E io parto con la prima palla, no, sto andando a casa.
Dove? Ti accompagno?
No, ho la macchina, grazie, devo andare...
Sei fidanzata?
Sìsì, lo sono, fidanzatissima...
Seconda palla, ma non ne potevo più.
Insomma, francamente, cominciavo a sentirmi un po' presa d'assedio e se in un primo momento faceva anche piacere essere oggetto di attenzione, stava diventando decisamente invadente il filgiolo.

Non mi sembra strano che una ragazza fermata per strada sia diffidente, sia che a fermarla sia un marocchino, un giapponese, un italiano o un inglese.
Non mi sembra nemmeno strano che la stessa ragazza rifiuti di dare il proprio numero di telefono e che cortesemente cerchi di sgattaiolare via. Perché queste situazioni diventano presto imbarazzanti, ci si sente divisi tra due pensieri.
Uno è quello della logica: non si parla con gli sconosciuti! Tantomeno gli si dà il numero del cellulare, tantomeno ci si fa accompagnare a casa. E' puro buon senso, obiettivamente.
L'altro pensiero è quello del politically correct, la paura di sembrare razzisti. Non, non è nemmeno di sembrarlo, è il sospetto intimo e personale che la diffidenza sia dettata dal fatto che la persona che hai davanti sia straniera, il che, lo si voglia o no, fa emergere tutta una serie di luoghi comuni e di timori sociali che per quanto uno possa essere aperto, stanno sempre lì nascosti, pronti a saltar fuori in situazioni come queste.

Il fatto è che mi sono sentita in imbarazzo per la mia inquietudine.
Perché di questo si tratta, ho avuto per un attimo paura. Ma la paura non era del marocchino perseguitatorequanto del ragazzo che mi stava seguendo lungo la strada di casa e che non smetteva di venirmi dietro anche se cercavo di congedarlo con gentilezza.
E il fatto che fosse marocchino invece che bolognese mi ha fatto sentire quasi in colpa per l'inquietudine che ho provato.

A casa, a mente fredda, ci ho ripensato. Francamente ritengo che sentirsi vagamente minacciati da uno sconosciuto che ti segue e che fa pressione per avere il tuo numero, sapere dove abiti, chi se e che fai, sia piuttosto naturale.
Avrei reagito nella stessa maniera anche se fosse stato un bolognese?
Sì.
Avrei avuto le stesse remore e gli stessi dubbi di essere stata scorretta a mentire e a scapapre via?
No.

Mi sono sentita sciocca, poi, ad aver detto balle per sganciarmi. Probabilmente sarebbe bastato insistere un po' meno cortesemente e andare via, invece di trovare delle scuse. Il problema è che avevo paura di passare per razzista, quando invece si sarebbe trattato di un comportamente più che normale e giustificato.

Forse è anche perché mi capita abbastanza spesso. Cammino d sola, di sera, per la città, torno a casa dalle prove del coro, da un pub, da lavoro e qualcuno mi ferma per "conoscermi".

Ma cazzo, ti sembrerà normale?
Sono le due di notte e io dovrei darti il mio numero di telefono o farmi accompagnare a casa?
Ma senz'altro!
La cosa che poi un po' mi stupisce è che ad avere comportamenti del genere siano sempre ragazzi nordafricani. Persone che vengono da paesi in cui non credo che fermerebbero per strada un ragazza per chiederle il numero di telefono, nè tanto meno si azzarderebbero a insistere per segurla se questa gli chiede per favore di lasciarla andare.
Magari invece mi sbaglio e siamo noi italiani ad essere diffidenti e asociali, ma non mi pare questo il modo per conoscere persone, nè tantomeno per conoscere una ragazza.
Invece magari sono io che ho questo fascino irresistibile e monodirezionabile... Andrò a fare la modella a Rabat!

E alla fine l'espediente di dire "Sto andando a casa del mio ragazzo" o "Sto andando a incontrarmi col mio ragazzo" resta l'unico modo per sganciarsi, salutare sorridendo e rimettersi a camminare verso la propria meta.
Resta la sensazione strana di essere stati ingiusti, di aver giudicato una persona, magari validissima, dal modo in cui si è approcciata. Ma francamente, tra un po' di senso di colpa e il rischio di ritrovarsi in una brutta situazione...

Ad ogni modo, stasera ho salutato l'invadente figliolo, che si è girato ed è tornato dal suo amico. Io mi sono incamminata dalla parte opposta della strada, ho controllato che avesse svoltato l'angolo e mi sono infilata nel videonoleggio.
Quando ne sono uscita era ancora lì, davanti a casa mia.
Ho fatto il giro del palazzo senza farmi vedere e sono risalita in casa.
E' rimasta una certa inquietudine e la sensazione di essere intrappolati tra il politically correct e il buon senso.


:: Tanachvil alle 00:53 ::pErMaLiNk::
:: Abbiamo vinto 0 Commenti: Usate questo d'ora in poi!!! ::


Questo link resterà qui per un po', per farvi leggere i vecchi commenti, ma d'ora in avanti usate il nuovo link là sopra, grazie!

'^°-.,_,.-°^'^°-.,_ :: :: Double, double, toil and trouble, fire burn and cauldron bubble...:: :: _,.-°^'^°-.,_,.-°^'


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